martedì, 18 marzo 2008
i miei riti maniacali quando avanza il bel tempo. rovistare negli armadi alla ricerca di quel passato intriso nei vestiti primaverili. ci sono odori che non scompaiono. rievocano il maltolto. quello che fa male e ti inonda la mente di azioni represse. per questo ci sono vestiti che tieni ma non indosserai più. ci sono altri invece che sono rimasti neutrali e che potrebbero non essere tuoi. quelli li potrei mettere come se fossero nuovi. altri ancora sono i vestiti feticcio di me eroina che spalanca le gambe al mondo, gli indumenti armatura che fedelmente accompagneranno anche i prossimi giorni di aprile.
sabato, 02 febbraio 2008
telepatia. da lontano percepisco che il quadro è giunto a compimento. l'increspatura delle onde è ormai statica, ferma per sempre. le rocce accese da quel sole morente così resteranno, nel ghiaccio del fermo immagine.
l'altro capo del filo immaginario sono io. viva. un telescopio infilato di nascosto nel cervello dell'universo. e così molti altri come me. reti illusorie tra la vita e la morte in parte sublimano le infatuazioni giovanili per i divi del cinema, avremmo voluto vederli uscire dallo schermo per sedersi accanto a noi. questi mitologici messaggeri avrebbero testimoniato l'esistenza di ciò che travalica l'esistente. in loro assenza siamo noi che dobbiamo tenere saldo quel sottile filo di ubriaca e futile speranza. il filo telepatico con il ricordo immobile del tempo che non esiste.
domenica, 06 gennaio 2008
i delitti di mascarpone che uccidono la mia parte ancora sveglia. muri di mascarpone si stagliano come scogliere del kent e li immagino come onde anomale che presto mi soffocheranno. arruffate dal vento dei festeggiamenti disattenti, arricciate da spruzzi di cioccolata spolverata di desiderio represso. è il dolce incubo del sei gennaio che recapito al mittente. e non provare più a tirarmi su.
giovedì, 27 dicembre 2007
è facile in bocca ai tuoi nervi. il pranzo di natale. giri il modellino e dentro ci siamo noi. è una bocca piena di denti appena lavati con lo spazzolino nuovo. è un esercizio di plasticità spaziale. ci vedi anche i fiori rossi e le foglie verdi. i vestiti più che mai scuri. le scarpe lucide. a rimestare tutto si mischiano i ricordi. gli anni passati se ne stanno come spille sul maglioncino di cachemire. tra i denti la frutta secca tipica del dopo cena. io mi sento quel gusco di noce. ho le spalle curve e dure. mio padre mi abbandona e spegne la luce. mia madre parla con le amiche. i regali non son belli se non sono intellettuali. me ce ne sono di libri inutili che sono passati sotto l'albero. indifesi fuori dalla finestra certi pensieri lasciati a raffreddare. ero lì con loro. il mio cervello era la noce buttata insieme al guscio.
venerdì, 14 dicembre 2007
tornano a galla i sapori sulfurei di certi pomeriggi estivi. non solo pungenti per la mancanza di nostalgia e resi croccanti dall'arbitrio di una memoria già persa in numeri di calendario. non so neanche se c'ero io lì sopra e fuori quelle isole di silicio e lapislazzuli. a pestare i piedi sulle sterpaglie rese preziose dagli sguardi importanti dei turisti dietro gli immancabili occhiali scuri. e delle barche dove ti vantavi di aver spezzato il vento ora è rimasta solo plastica blu e bianca che attraversa lo spazio scenico di qualche fotogramma irrisolto.
giovedì, 29 novembre 2007
nel pomeriggio sei entrato in me. hai visto la noia del balcone e le piante secche. il porto senza barche. hai annusato l'accappatoio stinto e ancora umido di docce malinconiche. la selva di spazzolini, i segni delle fucilazioni sulle mattonelle bianche. il bagno retrobottega del mio mondo senza focolai di nostalgie.
siamo usciti come foglie bagnate staccate dall'albero, rane che cadono sull'asfalto. ventose contro il vento e i vestiti aderenti. le mani intrecciate in tasca. ti ho mostrato l'essere senza vanità. premeva la vita, le ossa dei fianchi sulle scogliere del tuo io retrattile più dell'inverno su di noi.
lunedì, 22 ottobre 2007
salpare sul vuoto, sulle voragini dimenticate dentro le lettere. accarezzo l'inchiostro - la cera - la pietra e cado a letto senza cena. sogno le navi patrizie che affondano e i plebei che fanno spallucce. non è vero che i duemila anni passano in fretta e poi tutto acquista un senso nuovo. fai e distruggi solo per avere l'illusione di poter descrivere più cose di te stessa. pensi e cancelli con la mente credendo sia tutto provvisorio. l'arazzo intanto soffoca la vista. cade dalle braccia la stoffa di ali che ti immobilizza tra i tendaggi. le cicatrici non sono cuciture. sono occhi con le ciglia cucite.
venerdì, 19 ottobre 2007
la giornata tipo della sovrascritta fu cancellata da recentissimi sbalzi di coscienza che defenestrarono le antiche prevedibilità. il vecchio e metodico lavoro part time si sciolse tra ventosi battiti di ciglia. l'amare si prostrò alla ragione e smise di battere la testa contro gli intestini molli e sensibili al dolore. la sveglia oscillò all'indietro verso l'alba per poi sporgersi vertiginosamente sull'abisso del mezzodì. amici aggiungevano coperte agli sfilacciati plaid e la sensazione di primi freddi fu lenita. eppure niente di sistematico fu asservito all'agenda quotidiana.
sabato, 06 ottobre 2007
resterò qui ancora un paio di mesi. a tradurre in fitte trame le insostenibili ritrosie della mia anima. i polsi invisibili non sono quasi mai legati tra loro eppure se ne stanno uno sull'altro a futura memoria di ogni giorno prima dell'esecuzione. e la luce a passi verticali che abbacina la bianca pelle del viso e che stordisce le pupille abituate all'abisso.
venerdì, 28 settembre 2007
l'ibernazione è cosa seria e mi immobilizza. genova è un'altra di quelle città dove ti si ferma il cuore. tra le strade strette e il vento di passi salati. mi sarei sentita eterna e labile come una statua senza occhi mentre mi appoggiavo a una bicicletta appoggiata. è la pelle, quella coperta dai vestiti, che guarda.
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isobel sorensen, mio malgrado



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